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Aggiornato il 21 Settembre 2010
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Nel determinare il titolo del XIII Congresso abbiamo riflettuto molto, come le realtà locali siano state influenzate dalle dinamiche internazionali e come le realtà locali possano condizionare la globalizzazione. Credo che la via Emilia abbia questo rilievo. Lungo questa direttrice si è sviluppata l’agricoltura moderna con le sue contraddizioni, ma anche con la sua forza.
Il modello produttivistico utilizzato nei paesi occidentali connesso con la qualità italiana ha in questo contesto un espressione davvero rilevante. In questa direttrice, troviamo le più alte espressioni della qualità agroalimentare italiana ed al tempo stesso le criticità determinate dal consumo di suolo, dalla forte concentrazione dell’urbano,ma anche dei siti  produttivi agroindustriali  e la relativa  semplificazione dei modelli produttivi agricoli.
Questo è l’anno mondiale della biodiversità, alcuni dati, il 65% delle calorie mondiali è soddisfatto da tre specie vegetali (grano, mais e riso), il 95% da altre 15 specie vegetali. La deruralizzazione delle campagne segue lo schema produttivistico e cioè quello delle concentrazioni urbane, milioni di persone oltre che migrare da un continente ad un altro migrano dalla campagna alla città, uno schema che ormai si ripete da alcuni secoli, negli ultimi 50 anni è esploso.
Negli ultimi anni si è aperta una discussione se questo modello delle concentrazioni è quello migliore per gestire il futuro. La riduzione delle superfici coltivate, la difficoltà della produzione agricola a mantenere livelli di reddito agli agricoltori e contestualmente soddisfare le esigenze delle concentrazioni urbane, gli sprechi alimentari  e  allo stesso tempo garantire la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente , la necessità di produrre ed al tempo stesso la necessità di mantenere una larga base genetica per “resistere” al futuroSi tratta  di temi variamente discussi, forse in una sola direzione, una sola angolatura per questo noi dottori agronomi e dottori forestali vogliamo portare il nostro punto di vista, insieme a tante altre esperienze che nei giorni del congresso e nei work-shop di preparazione e di prosecuzione ci vedranno dibattere, perché pensare al futuro oggi è qualcosa di raro e necessario. Vi aspettiamo e buon futuro.
Il Presidente
Andrea Sisti, dottore agronomo
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